Come Trovare il Titolo di un Film Conoscendo Solo la Trama

Oggi vi vorrei parlare di MemoCinema un sito che confesso avrei voluto ideare io. Sul sito uno degli argomenti maggiormente trattati è appunto il cinema e per questo ci sono stati diversi articoli come questo, con programmi utili per catalogare le nostra cineteca. Questo genere di programmi però risultano assolutamente inutili nei casi in cui non abbiamo a disposizione informazione basilari come il titolo.

Mi riferisco in particolare, alla fattispecie di film scarsamente trasmessi in televisione, non propriamente Mainstream, magari visti svariati anni prima, di cui disponiamo solo di informazioni frammentarie. Questo genere di informazioni difficilmente risulteranno utili alla nostra ricerca quando “vengono date in pasto” ad un motore di ricerca come Google. Difficilmente ad esempio una trama che ruota attorno ad un omicidio inspiegabile (trama abbastanza inflazionata) contiene le parole chiavi per arrivare ad un particolare titolo. La mente umana registra una grande quantità di informazioni. Queste informazioni sono più facili da comunicare ad un’altro umano che ad algoritmo. In questo caso MemoCinema può essere la vostra ultima ancora di salvezza.

Memo Cinema si basa su una community di appassionati di cinema che certamente proverà ad aiutarvi, facendo leva sulla legge dei grandi numeri probabilmente riuscirete ad avere la vostra soluzione. Per iniziare basta semplicemente scrivere una trama, il più possibile particolareggiata, un titolo breve ma non troppo generico. Dopo aver fornito queste informazioni dovete solo aspettare che la trama sia approvata dall’amministratore e sperare che la comunità che gravita intorno al sito riesca a capirvi e conosca il titolo.

Prima di iniziare potete fare una rapida ricerca nella sezione “Film più richiesti” dove magari (con un po’ di fortuna) potete trovare la vostra trama già risolta. Nel caso si creda essere un esperto potete partecipare lasciando semplicemente un commento sotto ad una specifica trama. Vi consiglio anche di dare un’occhiata alla sezione “Film non risolti”. Ricordate di fare sapere se il vostro film è stato risolto, non vorrete mica alimentare ulteriori dubbi.

L’idea di fondo è sicuramente da apprezzare, lo dimostra anche la moltitudine di siti in cui gli utenti possono fare le più disparate domande. Uno dei siti più conosciuti in questo senso è Yahoo! Answer, ma nella moltitudine di domande generiche e anche un po’ assurde, avere un sito interamente dedicato alla scoperta di titoli per il nostro scopo è perfetto.
Ho fatto alcuni tentativi, in quasi tutti i casi la trama è apparsa istantaneamente, solo in un caso invece il form di invio si è bloccato.

Da considerare anche le tante categorie, forse anche troppe che a prima vista tendono a confondere più che ad aiutare l’utente. Come bonus esiste la categoria “Film più richiesti con video” , un modo rapido per far cessare anche gli ultimi dubbi, purtroppo risulta anche la sezione meno ricca di contenuti, gli estratti dei film essendo caricati su YouTube vengono spesso rimossi.

Anteprime Audio e Video al Passaggio del Mouse

State cercando una canzone fra le migliaia che possedete. Non una in particolare, di cui sapete il titolo, ma qualcosa che sia adatto al momento. Cosa fate? Aprite Media Player (o Winamp, Mediamonkey, Itunes, per par-condicio) e cominciate a sentirle tutte? Vi affidate alla funzione “shuffle”? Fate doppio clic su ognuna di esse fin quando non l’avete trovata? Se siete utenti Ubuntu sapete già che esiste una soluzione molto più semplice: basta spostare il mouse sull’icona della canzone e, magia, parte l’anteprima. Comodo no?! Da oggi anche gli utenti Windows potranno farlo, grazie a WinRefine.

WinRefine è un software distribuito gratuitamente per i proprietari di PC con Windows XP, Vista e Seven. E’ leggero (l’installazione è poco più di 2MB), in italiano, facilmente configurabile e molto molto pratico: appena installato, il software vi permetterà di ascoltare l’anteprima di una canzone o di un video oppure vedere l’anteprima di un’immagine soltanto passando con il mouse sopra la rispettiva icona. Funziona con file mp3, asf, wmv, vob, mpa, wma, mpeg, mpg, avi, wav, jpg, jpeg, bmp, gif, png, tif, tiff, psd e tga.

Dalla finestra di configurazione avrete facilmente la possibilità di decidere se abilitare o disabilitare WinRefine, se accendere il programma all’avvio di Windows, dopo quanto tempo far partire un’anteprima, quanto dovrà essere grossa l’anteprima delle vostre immagini, il volume dell’anteprima etc. Con pochi semplici clic avrete la possibilità di…non cliccare più.

Personalmente (e sinceramente), l’ho installato solo e soltanto dopo aver provato l’ebrezza del “non-clic” su Linux Ubuntu. Prima non ne sentivo assolutamente il bisogno, ma poi…è veramente comodo! Provatelo e fateci sapere.

Come Scegliere Schermo per Proiettore

Lo schermo da video proiezione va selezionato a seconda delle caratteristiche del tipo dell’utilizzo che viene fatto. Garantendo così il massimo risultato del suo scopo. Non è assolutamente vero che basti un qualsiasi tipo di schermo e vada bene per tutti i tipi di proiezione, come neanche è possibile avere uno schermo per tutti i tipi di ambienti.

Per avere uno schermo professionale occorre che prendiamo uno schermo che si adatti al nostro ambiente e l’uso. In base a questo si possono richiedere le caratteristiche adatte, va anche valutato il tipo di superficie dove si utilizzare la proiezione. Tale obiettivo è raggiunto attraverso la possibilità di variare differenti parametri, quali, tra gli altri: le dimensioni effettive dello schermo, il colore del cassonetto.

Spesso viene richiesto di acquistare un videoproiettore senza ombra di dubbio è quello di avere a disposizione uno schermo da proiezione di notevoli dimensioni. Quando acquistiamo un video proiettore e importante selezionare al meglio tra contrasto,luminosità,grandezza del pennello di visione e risoluzione è il risultato di un immagine dinamica che influenza la distanza divisione, la distanza deve essere circa 2 volte dalla base dello schermo.

Seguendo questo procedimento sarà possibile avere un immagine dimensione grande cinematografica che non affatichi l’occhio da potere guardarci in totale tranquillità ciò che desideriamo. Chi non ha la possibilità di inserire il proiettore in un ambiente di grandi dimensioni può comprare un modello con ottica corta, che richiede una distanza dallo schermo migliore. Per dettagli sui proiettori ottica corta è possibile leggere la guida di Luca Grandini pubblicata su Videoproiettore.net.

Viene suggerito un angolo di visione di circa 50 gradi da una parte e dall’altra. Ovviamente non ha senso avere in videoproiettore di dimensione grande se abbiamo un ambiente piccolo.

Cinque Motivi per Comprare una Reflex Digitale

Molta gente acquista la reflex solamente per moda o per sfoggiare una grossa macchina che poi magari usa solo con il tasto auto o con le scene preimpostate come una qualunque compatta.
Si dovrebbe invece scegliere una reflex quando ci si accorge che la compatta ci sembra limitata e si vuole fotografare per il piacere di farlo. In sostanza quando si va oltre la foto ricordo fatta in vacanza o la sera a cena con gli amici.
In questo articolo mi propongo di analizzare i 5 migliori motivi per avere una Digital SLR.

Per single-lens reflex (SLR), o più semplicemente reflex, si intendono le macchine fotografiche dotate di un sistema di mira che permette di osservare dal mirino l’inquadratura in ingresso dallo stesso obiettivo adibito ad imprimere l’immagine sull’elemento sensibile (pellicola o sensore).

I cinque buoni motivi per possedere una reflex
Va benissimo anche per i principianti
Non c’è bisogno di essere professionisti per preferire una reflex: per realizzare scatti “immediati”, le reflex, oltre che allo scatto e all’accensione istantanei, offrono modalità di funzionamento automatico e programmi specifici che aiutano i principianti a impratichirsi ottenendo buoni risultati. In particolare, le configurazioni preimpostate permettono di affrontare le singole situazioni di scatto in maniera efficace e soddisfacente, nonché di far aumentare l’esperienza del giovane fotografo che pian piano acquisterà sempre più esperienza con la fotografia.

La sensibilità ISO
Occorre dare una definizione del termine ISO, che rappresenta lo standard internazionale di misurazione della sensibilità di una pellicola fotografica. Più questo valore è alto, maggiore è la sensibilità della pellicola alla luce che la colpisce.
In parole più semplici, quando il valore ISO è alto è necessaria poca luce per riuscire ad impressionare la pellicola al fine di ottenere una foto correttamente esposta. Questo indice è utilizzato anche per le reflex digitali, applicandolo però alla sensibilità del sensore, che solitamente spazia da 200 a 3200 ISO e che si può espandere verso l’alto o verso il basso (100 o 6400 ISO e oltre).
Un esempio pratico è che in una situazione di buona luminosità, impostando la sensibilità ISO a 200, si ottiene un ottimo scatto; viceversa, in una situazione notturna, o in cui si stanno utilizzando tempi di posa brevi o aperture del diaframma ristrette, si ottiene un buon risultato impostando un livello ISO più alto che permette di sfruttare al massimo la poca luce disponibile.
Nella seconda ipotesi, quindi con il valore ISO alto, i tempi di posa brevi e l’apertura del diaframma ristretta, si ottiene un buon aumento della profondità di campo, ma più la sensibilità ISO è alta maggiore è il rischio del fenomeno del rumore digitale (effetto “grana”).

Addio al micromosso
Non sempre lo scatto può essere studiato a tavolino, ed è qui che lo stabilizzatore ci viene incontro: esso è capace di contrastare con successo il fenomeno del micromosso, vale a dire l’effetto negativo derivato dai movimenti anche minimi della mano quando si procede allo scatto. Lo stabilizzatore integrato di una reflex può agire direttamente sul sensore oppure nell’obiettivo. Esiste anche la possibilità di utilizzare uno stabilizzatore digitale, che però interviene in fase di elaborazione dell’immagine, quindi successivamente allo scatto.

Gli obiettivi
Sono intercambiabili, per tutti i gusti e tasche, con aperture che spaziano dall’ f/1.4 in poi. Si può fare tutto, grazie alla marea di obiettivi che le case produttrici producono. Grandangoli, zoom, fisheye non sono più un mistero o oggetto dei desideri anche per i principianti.

Bracketing
Una funzione evoluta e molto utile è la cosiddetta esposizione a “bracketing“. Attivando questa opzione, la fotocamera, alla pressione del pulsante, scatterà non una, ma tre foto in rapida successione, con diversi valori di esposizione: una con l’esposizione suggerita dell’esposimetro (per quantificare la luce presente in una scena), una sovraesposta e una sottoesposta di una quantità impostata dal fotografo. É una buona soluzione da utilizzare quando si è incerti della lettura esposimetrica o per la foto “importante” che non si può assolutamente sbagliare.
Conclusioni
Le reflex sono ingombranti, pesanti, scomode da portare in giro, costose in termini di accessori e obiettivi vari, impegnative per il tempo che richiedono e non facili da usare. Di contro aprono un numero infinito di possibilità fotografiche. Se poi queste possibilità non vengono esplorate e si continua a premere il tasto auto per scattare a caso tutto quello che passa davanti l’obiettivo allora sono soldi buttati. Una DSLR può insegnarci molto, basta un po’ di pazienza e dei tentativi.

Come Guadagnare la Fiducia dei Propri Lettori

Per un sito web la strada da che porta al successo è lunga e travagliata. Nell’era in cui ogni contenuto è raggiungibile dai motori di ricerca guadagnare visibilità non è cosa semplice, e i pochi utenti che raggiungono la tua pagina le concedono in media 30 secondi prima di abbandonarla. Un sito predisposto al successo è un sito capace, prima che scada il suo mezzo minuto di gloria, di guadagnarsi la fiducia dell’utente e, se ha fortuna, di finire tra i suoi preferiti. Vediamo gli accorgimenti necessari per non perdere potenziali utenti.

Premessa: il sesto senso del visitatore
Dalle statistiche emerge che un utente che capita su una pagina di un sito sconosciuto ci si sofferma in media per 30 secondi, poi la abbandona. Perché fugge? La risposta è semplice: non trova ciò che cerca! o meglio… sa che non lo troverà!

Quando facciamo una ricerca su Google, quasi sempre capita di trovarsi di fronte a centinaia di migliaia di possibili risultati, e partendo dal presupposto che ciò di cui abbiamo bisogno (se c’è) si trova nelle prime pagine, i risultati si riducono a qualche decina. Di fronte alla prospettiva di visionare ogni risultato con il rischio di non trovare ciò che cerchiamo e di dover quindi ripetere la ricerca, la nostra fretta aumenta e, poiché è impossibile visionare in modo completo ogni pagina senza perderci un’eccessiva quantità di tempo, mettiamo in funzione il nostro sesto senso: basandoci su diversi fattori (che analizzerò più avanti) riusciamo a capire in mezzo minuto se il sito che stiamo visitando potrebbe realmente interessarci o no. E con “interessare” non mi riferisco solo al fatto di trovare nella pagina visitata ciò che al momento stiamo cercando, ma anche alla possibilità che l’intero sito possa tornare utile in futuro per quando avremo di nuovo bisogno.
In quel momento sta a te che progetti il sito web presentarti nella maniera migliore e più immediata possibile, in modo che l’utente rimanga invogliato ad un ulteriore approfondimento, anche se in quel momento non ha trovato ciò che stava cercando. In quali modi puoi convincerlo a concederti più tempo e a tornare sulle tue pagine?

La User Experience innanzitutto
Ti è mai capitato di dover cercare le posate in una cucina che non fosse la tua? Se la risposta è sì, dubito che tu abbia sprecato tempo ad aprire ogni armadietto, ma suppongo ti sia fiondato sui cassetti e più precisamente sul primo a partire dall’alto. Ho aperto questa parentesi perché quando un utente visita una pagina web si comporta esattamente allo stesso modo: se cerca il logo guarda in alto a sinistra, se cerca la pagina per i contatti guarda nel menù principale, ecc., senza perdere troppo tempo. È dunque importante seguire gli standard web e i canoni dell’usabilità, per evitare le perdite di tempo che allontanano i visitatori.
Per prima cosa è opportuno accorciare il più possibile i tempi di caricamento alleggerendo il codice, eliminando dinamismi inutili e usando altre tecniche di cui si è già parlato.
Per evitare di infastidire gli utenti frettolosi, è consigliabile evitare ogni tipo di pagina di introduzione, anche se spettacolare, a meno che abbia la funzione di veicolare informazioni.
Riguardo agli standard web, puoi essere originale e creativo anche mantenendo il logo in alto, il menù in alto o nella barra laterale, il contenuto principale al centro e usando per le pagine utili i nomi tradizionali “Home” “Chi siamo” “Dove siamo” “Contatti” (Pagine che non devono mai mancare ed essere ben visibili nel menù principale).
Un’altra importante linea guida da seguire è l’ottimizzazione del sito per tutti i browser e per tutti i device, e quando parlo di ottimizzazione non parlo solo di layout e css, ma anche di flash, che su molti dispositivi non è presente e che quindi può essere utilizzato solo dopo aver studiato un’alternativa.
In ultima analisi ti invito a riflettere: quanto tempo rimarresti su una pagina la cui grafica e colori siano “un pugno in un occhio”?

I post correlati
Soffermando l’attenzione sui blog, parliamo dei post correlati (related posts), che sono gli altri articoli che potrebbero interessare a chi visita una determinata pagina. Si trovano solitamente a fine articolo e non vanno per niente sottovalutati.
I post correlati sono una risorsa molto preziosa per un blog, perché costituiscono una delle poche porte che permettono all’utente di accedere al resto del sito. Se leggi blog abitualmente ti sarà capitato tantissime volte di cliccare sugli articoli correlati, e avrai notato che certe volte il saltare da un articolo all’altro può portarti a stare molti minuti sullo stesso sito.
Per questi motivi non puoi far mancare ai tuoi articoli dei link ad altri contenuti, che siano correlati o che non lo siano (molti blog decidono di mostrare qualche post casuale, piuttosto che i post correlati). Per far questo basta qualche riga di codice o una più semplice installazione di un plugin per WordPress.

I commenti
Continuando a parlare di blog non si può non sottolineare l’importanza dei commenti. Se gestisci un blog devi vedere i commenti come fossero oro colato, per diversi motivi:
I commenti sono lo strumento più rapido per il feedback degli utenti, per capire se un determinato argomento funziona o se il sito presenta lacune.
I commenti permettono all’utente di comunicare direttamente e in tempi brevi con l’autore.
La possibilità di commentare trattiene l’utente sul tuo sito ed è un grande incentivo a non “scappare” subito dopo aver letto l’articolo.
Devi però stare attento a rendere il tuo contenuto “commentabile”, evitando trattazioni eccessivamente tecniche a cui nulla di più si potrebbe aggiungere o lasciando questioni in sospeso a fine articolo.

Le call-to-action
Una call-to-action (letteralmente “chiamata a compiere un’azione”) è un elemento della pagina studiato per invitare l’utente a compiere un’azione. L’azione in questione può essere l’iscrizione alla newsletter, l’acquisto di un prodotto, la compilazione di un form, ecc.
Le call-to-action, che possono essere link, bottoni, form o indirizzi e-mail, per definizione invitano l’utente ad interagire con il sito e dunque a soffermarcisi per un tempo maggiore.

Rifletti
In conclusione di questo articolo ti invito a riflettere su ciò che ti ha portato a soffermarti su questo articolo e su cosa solitamente ti porta ad abbandonare una pagina o a cliccare sui post correlati. Ovviamente non mi dimentico di chiederti opinioni o critiche su ciò che hai letto, che potrai comunicare tramite i commenti!

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